0

Netflix: lo scrocco sfacciato e le minoranze poracce che pagano

 

Netflix

Netflix è un’azienda che fa moltiplicare gli scrocconi. La tipologia di abbonamento che permette di vedere i contenuti video su più dispositivi in contemporanea, alimenta in maniera preoccupante il parassitismo sociale.

Quelli che pagano Netflix fanno parte di una specie rarissima, simile agli unicorni. Nessuno sa dove si trovano e come sono fatti. Ma a provarne l’esistenza c’è uno studio della Poorworld University che ha analizzato queste creature poracce e le ha categorizzate:

DISPERATI IN LOVE
Utilizzano Netflix come strumento di rimorchio: generalmente sono uomini che offrono alle donne un account, sperando che prima o poi giunga l’invito a vedere un film insieme. Speranza che viene gradualmente infranta dalla comunicazione su whatsapp di un disturbo alla retina. Sopravvenuto dopo una congiuntivite, lo scoppio dell tv e il blackout del condominio.

SOCIOPATICI DIPENDENTINetflix
La loro vita dipende dagli sceneggiatori di Netflix. Il massimo della loro socialità è passare dai cinesi a comprare le batterie del telecomando. Vanno in giro con il baffo stile Narcos, sotterrano il nano da giardino e lasciano ai parenti 13 indizi incisi su audiocassetta come Hannah Baker, interpretano ogni scintilla di lampadina come un evento soprannaturale alla Stranger Things. Pagano Netflix sempicemente perché senza serie tv si lascerebbero morire sul divano. In ogni caso non avrebbero mezzo amico con cui condividere gli account.

100% IGNARI
Sborsano soldi per Netflix perché completamente all’oscuro dell’opzione degli account multipli. In genere sono in età avanzata e non hanno molta dimestichezza con la tecnologia. Si sono abbonati sostanzialmente per vedere i documentari sugli oranghi e non si capacitano del fatto che non possano pagare l’abbonamento tramite bollettino postale insieme a gas e luce.

0

Lo scroccone 2.0

Bumers, il portale scroccone

Quando al bar con gli amici arriva il conto, la dissolvenza effetto slide di Power Point non è abbastanza tecnologica. In un mondo sempre più connesso e hi-tech lo scroccone deve evolversi.

Lo sbafo ora viaggia sul web e ha un portale dedicato: www.bumers.com. L’homepage chiarisce di cosa si tratta: «un metodo di finanziamento tra amici. Un modo per scroccare piccoli desideri».

Una descrizione eufemistica per indicare un sito dove decine di poracci provano disperatamente, attraverso l’inserimento di annunci, a racimolare qualche spiccio. Lo scroccone fissa una somma e gli utenti possono contribuire a raggiungerla.

La fauna di pezzenti presenti su Bumers meriterebbe uno studio sociologico approfondito, ma sommariamente può essere semplificata così:

Bacheca scroccona

 SCROCCONI IN CERCA DI BENEFICENZA

Sono quelli che negli annunci forniscono descrizioni della loro vita a metà tra David Copperfield e I Miserabili. Esistenze disgraziate fatte di sfruttamento da combattere, debiti da estinguere, bocche da sfamare e accidenti da fronteggiare. Cercano di fare leva su pietà e compassione. Come l’operaio che ha bisogno di 1.500 € per comprare l’apparecchio al figlio che ha un campo di Tetris al posto della bocca; il disoccupato che vuole fare causa al datore di lavoro che prima gli dimezza lo stipendio (già prossimo al volontariato) e poi lo licenzia ingiustamente; la classe che vuole aiutare in stile Cuore un compagno che si dimentica sempre la merenda e ha contratto debiti con tutta la scuola.

 

SCROCCONI CON VELLEITÀ DA IMPRENDITORI

Sono quelli che, pur aprendo il portafogli e sentendo il rumore dell’eco, vorrebbero riscattarsi e diventare grandi businessmen. Per esempio c’è la signora che, dopo aver lavorato per anni e al limite della schiavitù in una scuola di danza, vorrebbe aprirne una propria. C’è il dj squattrinato che sogna uno studio di registrazione per diventare produttore musicale. C’è una coppia che chiede sostegno finanziario per promuovere il suo sito e-commerce di sexy toys.

 

SCROCCONI SPUDORATI

Sono quelli che non provano alcuna vergogna e la dignità se la mangiano a colazione insieme ai Pan di stelle. Le loro richieste sono così fastidiose da provocare orticaria diffusa. Ci sono due sorelle che vorrebbero 8.000 € per l’acquisto di una microcar per «poter andare a scuola senza essere infastidite e molestate sull’autobus». C’è un padre che vorrebbe stupire i propri figli con un’armatura da Iron Man da 700 € con cui li andrebbe «a prendere a scuola e animerebbe i loro compleanni e quelli degli amichetti». C’è un tizio che chiede 70 € per il videogame Fifa 2017 perché è da quando ha la Play Station 2 che ci gioca e, nonostante ora abbia i capelli bianchi, non si è ancora stancato.

Ora capisco la povertà, la concentrazione di disgrazie, i sogni imprenditoriali, ma agli scrocconi sfacciati bisognerebbe dire due cosette (in romanesco perché più efficace).

Al padre supererIron Man scrocconeoe: «Ma un costume da pagliaccio non te piace proprio? Solo la corazza di Iron Man riesce a emozionà ‘sti ragazzini? E comunque se te presenti davanti scuola conciato con quell’accrocco rosso e giallo, chiamano la Neuro e te levano pure la patria potestà».

 

Alle sorelle comodine: «In effetti l’autobus è un luogo ‘na cifra pericoloso. Un Bronx su quattro ruote. Se rischia la vita ogni giorno, circondati da gente che va a lavorà e vecchi che se vogliono sedé. La microcar è veramente l’unica speranza de sopravvive a st’ inferno».

 

Al signore giocherellone: «A zì, c’hai i capelli bianchi e du scudi de vita e stai a pensà ancora a Fifa 2017? Tra l’altro co l’artrosi non riesci manco più a spigne i tasti der joystick. Ma perché non cambi passatempo? Pure lo scopone scientifico te può dà grandi soddisfazioni!».